Esiste una città nella quale convivono la pianificazione utopico-progressista e la complessità di accadimenti disorganizzati, in cui il concatenarsi di progetti ed eventi produce tracce antropiche sconnesse
e apparentemente prive di valore. Tale città appartiene da sempre
alla cultura umana, tuttavia fatichiamo a riconoscerla e a darle un
nome. Si tratta della città che nasce e trova sviluppo dal confronto
dialettico tra realtà e idea, nella quale i bisogni stimolano la costruzione del pensiero pianificatore e il progetto è chiamato a adattarsi alla storia di un territorio reso più o meno fecondo dall'economia,
dalle dinamiche sociali, dai vincoli normativi.
« La successione delle città ideali - sostiene l'autore - trascrive la
storia umana, saturando come un calco lo spazio potenziale trascurato dalla realtà.
La loro forma testimonia la necessità di evasione che ogni cultura e ogni tempo maturano nei confronti della
propria condizione ». Estranea a questa separazione fra idealizzazione e spontaneità, fra ordine e disordine, la città si dispiega quindi su un orizzonte dilatato e sintetico, capace di raccordare ritmi e
obiettivi - funzionali, sociali, estetici e culturali - diversificati.
Urbs urbis intende restituire alla città la sua identità teorico-pragmatica.
Un'identità multiforme e sintetica, esplorata attraverso immagini dialettiche che interrogano e interpretano i significati attuali e originari del costruire collettivo secondo cinque categorie: esodo, città, ideale, reale, attesa. Nel constatare una condizione abitativa che associa l'ostilità della natura all'imprevedibilità delle strutture finanziarie, i materiali organizzati nel volume raccontano
la capacità urbana di edificare e riedificare nuove e antiche alleanze
tra princìpi di ordine e pulsioni irrazionali, affidando al progetto
e al destino la scrittura di traiettorie solo parzialmente orientabili.
Esiste una città nella quale convivono la pianificazione utopico-progressista e la complessità di accadimenti disorganizzati, in cui il concatenarsi di progetti ed eventi produce tracce antropiche sconnesse
e apparentemente prive di valore. Tale città appartiene da sempre
alla cultura umana, tuttavia fatichiamo a riconoscerla e a darle un
nome. Si tratta della città che nasce e trova sviluppo dal confronto
dialettico tra realtà e idea, nella quale i bisogni stimolano la costruzione del pensiero pianificatore e il progetto è chiamato a adattarsi alla storia di un territorio reso più o meno fecondo dall'economia,
dalle dinamiche sociali, dai vincoli normativi.
« La successione delle città ideali - sostiene l'autore - trascrive la
storia umana, saturando come un calco lo spazio potenziale trascurato dalla realtà.
La loro forma testimonia la necessità di evasione che ogni cultura e ogni tempo maturano nei confronti della
propria condizione ». Estranea a questa separazione fra idealizzazione e spontaneità, fra ordine e disordine, la città si dispiega quindi su un orizzonte dilatato e sintetico, capace di raccordare ritmi e
obiettivi - funzionali, sociali, estetici e culturali - diversificati.
Urbs urbis intende restituire alla città la sua identità teorico-pragmatica.
Un'identità multiforme e sintetica, esplorata attraverso immagini dialettiche che interrogano e interpretano i significati attuali e originari del costruire collettivo secondo cinque categorie: esodo, città, ideale, reale, attesa. Nel constatare una condizione abitativa che associa l'ostilità della natura all'imprevedibilità delle strutture finanziarie, i materiali organizzati nel volume raccontano
la capacità urbana di edificare e riedificare nuove e antiche alleanze
tra princìpi di ordine e pulsioni irrazionali, affidando al progetto
e al destino la scrittura di traiettorie solo parzialmente orientabili.